Caronte danza sul fiume del cambiamento



Autoproclamazione eccessiva.
Ho lasciato troppo silenzio qui,
procrastinando una pubblicazione,
voglio che d'ore in poi tra di noi
ci sia più comunicazione.

Ho sentito il tuo respiro sul mio petto.
Ho visto l'esagerazione degli spiragli del vento,
l'incomunicabilità di due vite a separazione,
Ho visto me, diretto, e te, regresso.

Ho da dire ogni giorni, forse ora non mi concentro
Ma devo dire che mi evolvo.
Rivolgo a te che, possibilmente, leggi
ed evolvi i tuoi penseri: cambia,

Siamo consci sempre dell'importanza,
eppure non ci lasciamo nella vaga danza
Non proseguiamo in rotte caballere,
non approfittiamo di rompere la creanza.

Ti ho visto, una volta
Ho sentito la tua voce,
coperta da un angolo
Esplorarlo, odora.

Rispecchia un angolo del cielo
che ti aveva tanto colpito,
dallo specchio inspira aria
di animi, vite, virtù.

Sarai più completo di un masso,
di una mole abbandonata
Perché te stesso, stavolta,
avrai imparato a curare.

Come sempre.

Ci sono notti che portano consiglio,
notti che portano pensiero, riflessione.
La notte è magica, si sa.

Questa notte mi sento fragile.
Del resto è una possibilità:
lasciarsi andare la notte alla propria fragilità.

Restare soli e non sapere bene cosa fare,
avere fittiziamente tempo e lasciarlo dilatare..
La notte è un campo in cui i pensieri scorrono.

Scorrono liberi dalle pressioni del giorno,
dall'agire e da tutti gli impegni che abbiamo intorno.
La notte può lasciarti solo con te stesso.

C'è un modo semplice per lasciarli andare:
è dormire. Ma certe notti non sai dove va a finire,
il sonno, e devi trovarti qualcosa da fare.

La scelta, anche qui, è vasta
ma non infinita. Scegliamo tra una catasta
di diversivi in una limitata vita.

Ci imponiamo strade da seguire,
che dimentichiamo, giorno dopo giorno,
tra le ovvietà o le persone che abbiamo intorno.

Perché non possiamo restare soli per sempre,
come la notte non può durare quanto bramiamo
Ed i ritmi scanditi dovremo lasciare susseguire.
Come sempre.

Requiem dello studente, notturno


La sua stanza illuminata a giorno,
nei paraggi fondi di caffè.
Se carta canta, lo schermo balla
del pc che è sua compagna.

Il tempo è relativo, per lo studente
scandito dagli esami, ma lui che sia qua o là
ne parlerà come sa, reticente,
con un'indole che mai supererà.

Perché se sia ligio o cazzeggiatore, lo studente,
è un dato di fatto, molto eloquente.
Sonno, festa e studio a vario beneficio
un triangolo del cui lato deve fare sacrificio.

C'è uno spauracchio, perenne.
Rimane sempre appoialato lì, indenne:
che da notturno, diventi requiem lo studente,
quando l'impressione è non aver concluso niente.

Le vie traviate



La via ha piaceri e le sue pecche.
Le chiese hanno piaceri e pecche.
Mi piace scorrere immergendomi nella via.
Mi piace osservare le chiese dall'esterno.

Una persona ed una cultura diversa.
Giudicare un posto senza esserci entrati.
Intossicare se stessi ma non sentirsi amati.
Una uscita che sia un'altra serata persa.

Perdendo di vista il proprio obiettivo,
una notte che tarda a divenire alba
Quando sarà schiarita, troppo tardi
Il tempo scorre.. Dipende.. Si calma.

Non ho conseguito a trovarla, la mia dimensione.
Ho cercato troppo, ho dimenticato la passione.
Facendo così sono uscito allo scoperto, inerte
Despierto al amanecer que siga a mi suerte.

Che cos'è la vendetta?



Non dovremmo mai prenderla sul personale.
Quindi, non prendiamocela con quegli scarafaggi
che infestano qualche pavimento,
ricordiamoci i nostri tatuaggi.

La vendetta è una nostra soddisfazione,
presa, o almeno sentita tale
Un qualcosa che risponde all'offesa
al sentimento oscuro che ci assale.

E' una rivincita premeditata,
il piatto consumato freddo,
freddo e con pazienza di aspettare
che il nostro gesto consegua conseguenza.


Se hai aspettato molto,
e hai seguitato a soffrire
Dovresti ricercare lo sfogo
e lasciarlo il dispiacere, a lenire.

Questo sarà il sogno che io regalo



Ciao, ti regalerò un sogno.
Ora mi dimenticherai...


Ti osserverò mentre ascolti di nuovo quella canzone.
Sei solo un'immagine nella mia mente.
Io suono.
Spegni i computer,
dimentica la fine dell'anno.
Che bello fare colazione insieme?
E capirci in tante lingue
con una persone non ne basta una.

Una volta esploravo di più concetti,
forse.
Adesso vi sto fissando nel vuoto,
ancora.
Che vanità ha scopo nella propria
inadempienza?

Sei stato ancora criptico, Sam.
Sei stato ancora critico,          .
Sei stato ancora folle,             .
Sei stato ancora                      
.

Avrei cercato, forse, un vacuo

Come se fossero sintonizzati su diverse frequenze,
diverse cerchie, diversi amici.
Il cerchio nella sua testa
veniva sorretto, dalle sue mani.

Navi che viaggiavano parallele
al senso della vita.
Rispetto per il freddo
che terminava cuori solitari.

Rispetto all' informazione raccolta recentemente,
cogliendo bicchieri vuoti tra la gente
Infanzie di immagini inequivocabilmente irrequiete
Ti ho guardato quell'occhio, fisso, costante.

Quello che è arrivato al vero, al falso
E' perenne incomprensione se cerchiamo di
scavare, svangare, smontare, assicurare
indegno nel mondo nostro e sperato vacuo.