Solitudine universale



Quel che c'era di vano, non lo poteva che ricercare.
Proprio come tutti gli altri.
Eppure un giorno si ritrovò,
solo, in mezzo alla folla.
E rannicchiato nella propria anima,
con un corpo tremendamente freddo.

'Perché ti rannicchi così?',
gli chiese la fatina dentro la sua anima.
'Perché sei la sola coscienza
che non si macchi di tenebrore.'

Detto questo,
vago scambio di battute,
Era entrato in un circuito strano,
e lascio le sue paranoie condensare
La tristezza sciogliersi in una tazza
di lamento caldo, rassegnato.

Forse potremmo scaldarci con un sorriso,
reciproche consolazioni.
Perché credo che la solitudine non tenga
sesso, razza, forma.

Stare da soli, e bene,

Il segreto del piccolo sentore del sentirsi considerati.
Desiderare un piacere ed una pace che vadano oltre il letto e la dormita.
Rimanendo abbagliati da una condizione,
dallo stare soli, e bene,
connessi i circuiti dell'estraniazione,
entro stanze che estirpano i leader della nostra nazione
Totalmente avulsi da qualsiasi schema connesso,
andiridando vaghi per un mondo circonflesso.
'Chi sei?', gli'è da chiedersi
la ragione di una sessione
pura di vera mera
spaziosa inquietudine.
Ed andando per i corridoi lunghi,
giungendo agli scantinati
dell'anima, savia, si rammentò
nella conclusionatezza.
Annaspando per respirare, risaliamo
in una superficie piatta,
rispetto alle profondità esplorate
sonorità maggiormente sviluppate.

La trucidata (paranoia)



L'assenza che suole comunicare..
Non dipende da una sottomissione.
Ma da una mancanza nella comunicazione,

Se vuoi capire chi è l'altro
Mettiti nella sua testa
Abbandonati al non essere te
Getta le armi al tuo fianco.

Non sempre le sue aspettative
incontravano quelle dell'altro.
Suoleva immaginare il pensiero altrui,
come al suo fianco.

Se lo aspettava, moriva tanto
non avrebbe voluto incolparlo
che il manto si sarebbe potuto
risporcare di spento incanto.

da un'incauta liberazione,
rispecchiando un'innata paranoia
trucidata soavamente dalla comprensione.

Non è, tembrore



Ed era chiaro come le prime luci del mattino.

Perché come ogni momento, non era costernato
per degli amici perduti,
piuttosto persone che prendevano differenti percorsi
nella strada dell'esistenza.

L'essenza.

Ciò che ci richiedemmo per sempre,
stava lì.
Nessuno la coglieva,
poiché.. Non poteva.

Le sensazioni che più spesso riempivano i cuori della gente,
erano di felicità effimere.
Ma nonostante questo, non si potevano decolorare eccessivamente
erano savie nel loro essere.

Irrompo,
con un sentito che è maggiore.
Io che non voglio odiare,
dal primo istante che vedo tembrore.

Quando la notte non porta consiglio, ma preoccupazione.

Come se rimanere svegli fosse firmare una breve condanna.
Contro tutte le piccole cose da fare per essere felici.
Persone appena conosciute che non puoi chiamare amici.
E' la loro compagnia che ti cosparge di dolce panna.

Come un cuore che si ricomponga da due perfetti pezzi,
vermigliose metà che rimangono sole.
La clinica del sole ti può aiutare,
la clinica delle persone sole ti farà scordare.

C'è un baratro oscuro oltre la siepe del conoscimento.
Mi sento più forte, la scorza fuori,
il corpo temprato e l'energia dentro,
ma a che pro, se non so dove poterla portare.

Sono queste, le mie idee amare.

La mente si apre,
ma non sa dove andare.. a parare
E che vaghi, vaghi sentori
di insoddisfazione sempre presenti.

Non risparmio commenti sgradevoli.
Reagisco di frequente con astio.
Io che ebbi un assaggio del mondo vasto...
Perché soffrire ancora così tanto, l'altro?

Salone



Che non si lasci annacquare da un putrido imprevisto,
quella sensazione di tranquillità.
Ma quasi ogni inconveniente è vissuto con serenità,
quando volutamente in particolari situazioni ti sei visto.

E' un suono,
è qualcosa che si muove.
E' un compare che dorme,
pacato il suo respiro.
Mi distendo le gambe
oltre le trame rosse
che avrei potuto colorare,
un'immagine rende più delle parole,
una musica più di un sentimento?
Siamo e torneremo polvere,
generiamo suoni e colori.
Ci spostiamo tra gioie e dolori,
cercando nuovi modi di evolvere.

Tra una corsa e l'altra,
risoluzione.
Perdendoci di vista, con la
soluzione.

Il confronto tra le età, gli spazi, la vita e l'elevatore che porta al cielo di vaniglia

Sistematicamente ti ho ricercato,
tra gli intrinseci spazi che noi abbiamo creato
E quindi la teoria del piacere ha ancora dominato, sai
sono rimasto rincasato alla mia tavola tra ascolti lo-fi.

Accelerando il processo, ed evitando di processarmi
per quest'ultima rinuncia alle compagnie,
quest'ennesima vittoria della misantropia,
una rivincita, un ritorno al piano zero.

Sale l'ascensore, rapido.
Riflessi di luci tra i vetri.
Di fronte a te un bambino:
ti mira silente,
testa piegata in alto.
Non dice niente -
non sai se sia cosciente.
Vi guardate e sapete
che non vi fermerete
allo stesso piano.


Piano tra le luci della città,
addensato vespertino,
c'è solo il fracasso.
Comincio a rallentare,
appena uscito dalla metrò.
Inseguo sguardi,
mi vedono persone
Mi cerca di vendere
un biglietto, speranzoso.
Qualcuno raccoglie una
inesistente provocazione.

Non faccio molto per non apparire strano,
ma è strano il mondo che appare di fronte a me.
Tutta la fretta, sovente mi secca
ed è allora che imparo a staccare un interruttore.
Mi fermo, mi distanzio nel mio mondo interiore..

Frammenti di spazio mancato, di vita vissuta.
Come pezzi di cera staccati e vagabondi.
Non li farai bruciare, se non con la miccia giusta.
Ogni tanto riappaiono ardenti, ma come.. Sogno?