Sono prone


Sono prone,
non sono arrivato..
Sono prone alla..

Non mi hanno liberato.
Un altro anno passato.
Come un velociraptor.
Arrivo con molto ritardo.
Non ritorno di una virgola.
Non me l'ero aspettato.
Vado a cambiare maglietta,
metto una taglia più piccola.
Sono prone alla via randomica.
Pensaci: probabilità si moltiplicano
metti alla prova la tua azienda
viticola, ridicola nelle dimensioni
al cospetto dell'universo che collezioni
Nella testa canzoni, droghe naturali
stadi di trasformazione,
viaggimentali
disturbi reali o frutto degli altri?
Quanti frutti raccogli ogni giorno
dai loro stati d'animo,
come potresti mai esanimarli?


Esamino spazi attorno

insomma, non seguo un filo logico
dicevo che sono prone, alla..
è la via delle persone nuove
e non è per dimenticare un amore
E' per mettere più spazi
tra le proprie idee di limitazione
E' per collegamenti che si arriva
alla rivoluzione
E' per conoscenza che manderemo
il primo messaggio
al nostro
nuovo amore.




(forse ho troppi account,
contavo di cancellarne qualcuno
Poi quando lo facevo, in passato
eccoci ricreato il diluvio, arca cane)

Eterno

Guardi il mondo che cambia colore
di volta in volta
i tuoi occhi vedono diverso
ed anch'essi partecipi
del proprio decadimento
l'inevitabile di cui abbiamo
troppa coscienza
l'inesprimibile in cui
ciecamente crediamo
l'ineluttabile esperienza
di cui esperire
solo parole
Descrizioni fallaci
piene di mancamenti,
di buchi che trasalendo
ti tappezzano l'anima.

Se cerco i tuoi occhi,
cercando di amarti
ancora una volta
E ancora, ancora.. Ancora.
I tuoi occhi vedono diverso
Ma prova a perdonare
la mia vetusta ingenuità
con cui cerco di fermare
il mondo e il tempo
Ignoriamo il decadimento,
ritroviamo noi stessi
nell'istante
eterno.

l'autunno

l'autunno è arrivato,
l'autunno, questo dimenticato

Ma nella Lettonia lo avevo dimenticato
me lo godo qui raggomitolato
sul davanzale della finestra
con una playlist quieta
vedo le foglie svolazzare
prossima settimana si passa all'ora legale
il cielo è cupo, ha piovuto
sul cemento l'acqua ha formato un tappeto
tra foglie caduche color giallo
e un'altra pozzanghera asciugata
sfoglio pagine eccomi saggio
in un'altra salsa preriscaldata
sparo tuoni di pensieri
in questo autunno caldo,
per niente freddo, per nulla marcio
il profeta che si arrampica
sulla parete della moschea,
per niente al mondo ti direi
illuminato che non sei altro.

L'autunno è arrivato con le sue confusioni,
l'autunno si è scomodato dalle riflessioni
al riflettere un'altro ce ne passa
il passante che rigira nella piazza
piazza cenere sulla strada
ce ne sono c'è nero cemento
se è appena colato. Ora,
se esco di casa sono più illuminato
ciò che mi regala il sole, il cielo,
lo colgo di più
ed anche lui che è senza tetto
non ha pensiero, va
ed è solo l'atteggiamento
che lo renderà
illuminato.

Vivere di espedienti

Arrampicatomi alla finestra
la pioggia che era diluvio cessa
guardo giù, non vedo niente
di domenica, poca gente
e il grigiore conosciuto
di un paese rimasto muto
troppe volte a guardare
le proprie aiuole calpestate.

Sento un suono, una risata
tra i motori, tra la musica
che metto
io che vivo di espedienti
io che non mi comprometto

Domani osanniamo la pace
ricordando quando c'era la guerra
di diritti private le genti
con diversa provenienza
C'è sempre di peggio, pensi:
potrei stare in Cina, in Africa,
in Corea settentrionale
a lavorare in fabbrica, combattere,
vivere il Truman show
in scala nazionale.

Ma non si apprezza mai nulla
finché non s'è perduto
dicono così, ma io l'ho provato
ed è stato bello quando
l'ho riguadagnato
è stato bello
com'è bello piantare
il seme di un baccello
e vederlo crescere
con le proprie forze
ed è quello di un miracolo
a cui hai preso parte
sederti comodo,
assistere allo spettacolo
svelare le proprie carte.

L'alba

L'alba dei vecchi
che non hanno tempo per dormire
che il sole mangia le ore, dicono
L'alba dei giovani
che ancora non hanno rincasato
dormiremo quando saremo morti
L'alba del corridore sgraziato
corre sull'asfalto della sua città vuota
L'alba delle poche macchine
e della signorina,
affannata anche ora,
per andare al lavoro
E il suo dito scorrerà
su quello schermo ancora
Cellulare, tu che sei intelligente
Il mio compagno diligente,
solo a te voglio dire per sempre
L'alba degli operatori
che girano con la camionetta
A ripulire ciò che qualche persona getta

Ed è silenzio, ma non più
Tra i mezzi sfreccia una moto, un bus
che fa casino, spezza il vuoto
Motori che ci abituano al caos
Ci allontanano da zen, che ricerchiamo altrove
con i corsi, nelle palestre
nel corso di una vita frenetica.

L'alba dove il festaiolo e il mattiniero
si incontrano
l'uno barcolla verso casa
non si ricorda come si chiama
L'alba di chi sporca
e di chi pulisce
L'alba delle targhe che commemorano
con le parole su palazzi splendidi
che, finalmente,
liberati dalla morsa del traffico e smog
si lasciano ammirare liberamente.
Ma chi avrà il coraggio di guardarli,
di spezzare l'incantesimo delle vetrine
da preferire nel tran tran
della schiavitù moderna
Prostrarsi dinnanzi alla bellezza
di una città "eterna"
non è semplice
Quando tutto il resto
odora di finto.
L'alba del poeta senza nome,
che magari di giorno
è un operaio magrebino
quello che non cagheresti di striscio
che non guardi mai, da vicino.
L'alba dei passeggiatori di cani: immancabili.
Ringraziamo il ssignore
che ha concesso loro una scusa
per perdersi nelle ore
godersi momenti altrimenti evitabili
di innegabile spensieratezza.

All'alba posso stare in pace,
ma c'è sempre qualcuno
l'alba che io osservo
ma mi sento osservato
che se non è nuovo inizio
non è nemmeno mai la fine
L'alba sveglia al principio,
l'alba finisce senza confine

non siamo unici.

La nostra pelle
le nostre ossa
si dissolveranno
Il nostro ego disperdersi
nella vastità del cielo
Tra le onde di cosa.
esiste più di un singolo
essere umano

Non siamo unici
e le differenze che
i nostri occhi vedono
la corteccia cerebrale
interpreta
Ce lo fanno dimenticare
Distoglierci dall'evidenza
di non essere
nemmeno lontanamente indispensabili
Quasi ininfluenti
nella storia degli eventi
E' l'unico modo
per non deprimerci
o ammattire
Metti come i "grandi"
uomini della storia

RISCOPRIRO' OGNI ATTIMO CHE PASSA
SEMPLICEMENTE PRENDENDO NOTA
CHE IL CAMBIAMENTO E' IN ATTO
E C'E' IN OGNI ALTRA PERSONA
PERCHE' NESSUNO HA CAPITO
NESSUNO E' IL PRIMO,
NESSUNO E' L'ULTIMO

Fino a ieri


Fino a ieri eri nel ventre materno.
Guardati i piedi.
Fino a ieri questi piedi non camminavano,
si era gatti,
si era umani in proporzione.
E' il giorno in cui si scopre il male
che si diventa adulti?
Si diventa umani in toto.
Certificazioni assenti,
fluttuano nell'aria del divenire,
come dire:
in quell'inconscio che dice
"cagami".

Continuamente, tanto spesso -
fino al giorno in cui diventiamo adulti.
No, una precisazione:
non cessa, ma c'è chi cessa di ascoltarlo
Gli darai meno attenzione,
penserai alle cose importanti.

Fino a ieri dipendevi dagli altri.
Guardati le mani.
Quanto tremano?
all'idea delle fere attese
al di fuori.
Hanno costruito,
manipolato,
digitato,
stretto,
usato,
distrutto,
indicato,
insultato
Le giro ed immagino il risultato.
Fino a ieri queste mani
non erano istruite,
non avevano praticato
Hanno scambiato saluti
queste mani,
col popolo disparato
per le terre del mondo
Sfiorato esistenze,
fiamme accese,
simulacri di sembianze
circoncise di istanze
irrecuperabili.

Cerca nel passato.
Fino a ieri...
Continuando a sbagliare
in nuove maniere
sbadigliando mattine,
arrancando alle sere
Mettersi a letto
e ringraziare il cielo
che fino a ieri, te lo prometto
diverrò un uomo vero