Dal pergolo

Ho inforcato gli occhiali
per guardare un bambino
sta qui di fronte
è del mio vicino
Pure loro sul pergolo
con le bolle di sapone
Se li osservo, non dicono-
niente, sono in un'altra dimensione.
Ed anch'io: mi allieta
questa calma visione
niente bucolico, qui;
manco il catodico tubo
ma ti dico, non manca mica
Mentre ci penso, e scrivo,
loro son scomparsi
Quasi nessuno affacciato
dalle case, solo rumori sparsi
Ecco una piccola donna,
stende il bucato-
ma è fugace, anch'ella scompare
E mi ritrovo solo
quarantanove balconi,
e io fuori da solo
Una giornata stupenda,
ed io sono solo.

Mera spiegazione

Preda di facili entusiasmi,
tra disagi, prove e chiasmi
letterature premature
di vite chiaroscure. Cerco di dirti qualcosa
Cerco di dare qualcosa
al mondo che è fatto da te
al mondo che non è solo te.

Poi perdo la voglia
accasciato al suolo, foglia
ri-sentirmi solo, risentito
avvertire freddo, non-capito.

Potrei avere il controllo;
non riesco
Potrei sfondare il tempo;
non adesso Potrei spaccare lo spazio; impazzisco Potrei riuscire a superare;
ma non cresco.


IPER

Non c'è una via di uscita
da un delirio quotidiano
nel polmone grigio
dal naturalizzato fastidio
E' il labirinto urbano.
oggi sì, dai: ci provo
Vado a fare compere,
chissà che cosa trovo
nel solo luogo funzionale,
funzionante, iper-globale.
Radicato nel tessuto,
affiliato col risparmio.

"andemo dai cinesi"
si dice qua, in città
Andremmo altrove, anche
dalle commesse italiane
stanche
Ma il portafoglio
viene prima,
importa più,
è al primo posto.

e invece loro,
chissenefrega
di un sacchetto
col logo,
in luogo della propaganda
che tanto è popolare
nella Repubblica,
che non ne ha tante di banane
Più riso nel piatto,
mica sul viso
e c'è qualcuno
che parla d'invasione
con in bocca
l'africano terrore.

Così entro, e saluto
l'altro, muto
ma entro, e mi addentro
uno spettro non contento.
e mi muovo in spazi angusti
ricolmi, a incastri
alla faccia dello spazio:
Ha la faccia del disagio.
ogni mossa è un rischio
vado avanti, me ne infischio
altra cosa è quando chiedo
un consiglio, ma ricevo
verbi bruschi, apatia
ma magari esagero, è colpa mia?
Cosa pretendevo, poi
in questo tempio del risparmio?
e cosa vuoi che sia, un poco,
risparmiar di cortesia?

Scelto tutto,
son contento
non lo vedo
questo scempio
non ci vedo l'invasione
noi scegliamo, nel tempo
di premiare il risparmio
rinunciando a tutto il resto.

E io che sogno conversazioni tranquille
con negozianti bendisposti
Luoghi tranquilli, elucubrazioni
respiri profondi e cuori meno soli.
Come sono anacronistico,
anticapitalistico,
anarchicamente idiota pleonastico,
altisonante chiacchieratore
e se mi andrà bene, mi daranno
del romantico pensatore.

Amore che

Amore che vieni, amore che vai
ti voglio parlare di sesso e di amore
cercare di esprimere, sprecare parole
per ora, per estro, ti direi "non so",
l'amore se esiste è enigmatico.
L'amore non scegli, l'amore lo dai
se scegli di darlo, lo riceverai
se è un tarlo, in testa ci resta
non resta che questa finestra,
speranza scaldata - minestra.

Amore mancato, amore passato
sesso consumato fuori su un prato
quanti letti per sfogare i nostri intenti
tra diletti e tradimenti consenzienti
tra ricerche annoiate del piacere
tre persone trasudando il godere
o potere trascendere col potere
corpi distorti da sensazione,
odori e fluidi in fibrillazione.

Amore che cerchi, amore che c'hai.
Nei cerchi concentrici
la mente ricerca
desidera, distoglie
inseguendo le voglie
Eppure è vicino,
la vediamo bene
l'amore circonda
ogni nostro respiro
non è capogiro
intrinseco amico
è un dono continuo
ma spesso coperto
dal nostro cammino.
E' l'io, è l'ego, la tenda che copre
lo scrigno nasconde la nostra emozione
La rocca ci chiude nella posizione
Finché non cianciamo: "MI MANCA L'AMORE".

Doppio.

Ovattato.
Non sentivo, non sapevo
Una scatola e poi io
Dentro
I suoni che escono,
ma non è la mia voce
le idee che crescono
dentro al Kindergarten
è da un'altra parte
Ascolto musica e c'è un fischio lontano
chatto con qualche essere umano
che bramo
Scollature, coccole e altre premure
vado al contatto con tatto che chiedo,
nuovo bip del mio tablet: rimedio,
caricatore per scaricare altri dati
pacchetti virtuali di mitragliate
con dolci e gelati.

Raccontami,
se non è stata una cattiva idea
finire con te su questo divano
di vino il sapore, tannino nostrano
Terrano, nostromo del luogo
che sappiamo: San Dorligo
della valle, prediligo colline
colle uve ci si avvalla.

Di depressioni sparse, di sconforto cosparse.

Era una giornata come le altre:
che è una giornata diversa
né arte, né parte,
né posto fisso,
nemmeno lo cerco
io sì me ne infischio,
cambio, ma cresco
o almeno cerco,
tra uno sconforto,
uno sconcerto,
Il mio concerto dentro
è esperto di sconvolgimento.

Ed è così: non ce n'era motivo,
la mattina ho cantato ed ero giulivo
la settimana guadagnato in modo pulito
dopo pranzo insegnato e poi schivo,
schivo le persone per strada
al fantasma il marasma non aggrada,
stavo curvo sgusciando tra i ciottoli
e le vie grigie che annaspano caldo cemento:
scansati.

Però scrivo:
però scrivo, ed ha senso
e compenso quello stato mentale
quell'abbruttimento immortale
quel vagare per strade già solcate
e sentirsi giudicato, sentirsi male
E non capire, non riuscire ad indagare

Però scrivo:
e non è niente male.

Sui 2 suicidi, con empatia.

Come faccio a essere empatico?

E invece critico, antipatico
Criptico, nell'animo
ma di fronte a una vicenda simile
vigile, statico: rigido,
perché non riesco a concepire,
questo modo di finire.
Anch'io, ci casco spesso:
caffettino, una pastina ed ecco,
pagine di giornale locale
a riempire il mio tempo nel locale.
Risalire all'ultima della serie
di cronache che sono meglio delle serie:
storie serie,
che diventano vicenda pubblica:
un duplice suicidio,
due sudicie curiosità
mi incolla, eccomi pubblico
divento spettatore attonito
e intontito, catatonico
esperimento fallito
di questo mondo tonto.
Mi dò un tono,
ma non è mai servito.
Pudore,
si dovrebbe avere,
a pubblicare.
E invece no.
Acritici, simpatici.
Simpatizza per finta,
il giornalista.

Come fate a essere empatici?

Tragedie confezionate,
giorno dopo giorno
così, per poco,
poi via di torno.

Gli hanno donato una vita
e per tutta risposta,
è stata buttata.
Magari è servita.

Senza il papà,
non si riusciva:
niente roba eclatante,
un tripudio di libertà.

Duemilaediciannove:
disporre di un corpo,
originalità: respirare gas,
fermare il proprio cuore,
lasciare uno scritto e ciao ciao.

Il diritto di morte,
un potere che c'era già
oggi diamo un nome a questo ciò:
eutanasia, di morire libertà.